Commercialisti e consulenti del lavoro sono chiamati a implementare l’offerta di servizi a valore aggiunto per rispondere alle nuove esigenze dei clienti. Gli orizzonti delineati dall’Osservatorio del Politecnico di Milano.

Consulenti del lavoro, commercialisti, studi multidisciplinari: gli ultimi anni per queste realtà sono stati caratterizzati da un forte cambiamento, dettato da una parte da importanti novità legislative, e dall’altra dalle nuove esigenze dei clienti. A supporto dei professionisti ci sono state nuove tecnologie e nuove soluzioni digitali, appositamente realizzate per fornire servizi migliori e sempre più aggiornati.

Questo percorso di evoluzione e cambiamento non si è interrotto, né sta subendo un rallentamento. Al contrario, durante il 2020, anche per rispondere nel miglior modo possibile all’emergenza sanitaria, sono state introdotte diverse novità; alcune annunciate da tempo, altre appositamente ideate e sviluppate per far fronte all’imprevedibile contesto sopraggiunto.

Quali sono le nuove sfide nel futuro dei commercialisti e dei consulenti del lavoro?

A disegnare lo scenario che attende gli studi professionali è il nuovo report dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione del Politecnico di Milano.

Le novità legislative delineano il futuro degli studi professionali

Con questa indagine – che considera un campione di tremila studi tra avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari, selezionati tra realtà di diverse dimensioni in modo da essere statisticamente rappresentativo del tessuto professionale del nostro Paese – l’Osservatorio Professionisti e Innovazione del Politecnico di Milano rileva che i nuovi servizi, già introdotti dagli studi o in procinto di essere adottati, rappresentano nella maggior parte dei casi una risposta alle novità legislative del momento. Si parla soprattutto delle attività relative ai temi della consulenza d’impresa e della compliance alle normative più recenti, a partire dalla consulenza sulla privacy e sul GDPR.

Claudio Rorato, responsabile scientifico e direttore dell’Osservatorio, sottolinea come la leva del cambiamento sia nella maggior parte dei casi quella delle novità normative, aggiungendo che «manca ancora un salto di qualità verso l’innovazione, anche per questo motivo tutti i professionisti finiscono per fare le stesse cose».

Le prossime sfide per i commercialisti

L’indagine dell’Osservatorio del Politecnico di Milano prende spunto da un’analisi dei servizi già presenti nel 2020, implementati negli ultimi mesi o programmati per il 2021. Numeri simili emergono anche per quanto riguarda la consulenza sulla crisi d’impresa.

Nel caso dei commercialisti , in particolare, emerge che la consulenza sul tema della crisi d’impresa rappresenta un servizio a valore che il 44% dei commercialisti sta già offrendo ai propri clienti, percentuale destinata a crescere di un ulteriore 14% nel corso dell’anno.

Numeri simili emergono anche relativamente all’ambito privacy e GDPR, dove il 51% degli studi ha già adottato servizi relativi alla consulenza su questi temi, mentre il 15% ha in programma di farlo nei prossimi mesi o comunque entro il 2021.

Come ha spiegato Rorato, «ora però i commercialisti devono evolvere, ad esempio verso il controllo di gestione. Non c’è bisogno di attendere il codice della crisi di impresa, ad esempio, per analizzare il rischio default delle aziende».

Il futuro dei consulenti del lavoro

Nel report dell’Osservatorio, guardando all’analisi dei consulenti del lavoro, si scopre che questi «si dimostrano “pigri” nell’ampliare il portafoglio servizi nelle aree a loro più vicine: la gestione non amministrativa del personale».

Eppure, come ha evidenziato Rorato, «in teoria proprio i consulenti del lavoro avrebbero il maggior potenziale di sviluppo di nuovi servizi, perché potrebbero integrare la propria presenza nella gestione amministrativa del personale con tematiche innovative quali la selezione, lo sviluppo delle risorse umane o l’analisi dei fabbisogni formativi».

Guardando ai dati si scopre, ad esempio, che solo il 9% dei consulenti del lavoro offre un servizio di consulenza per la gestione e lo sviluppo delle risorse umane, e che solo un altro 9% ha intenzione di implementare a breve questo servizio.

Anche i consulenti del lavoro si stanno attivando per la consulenza sui temi privacy e GDPR, attualmente offerta nel 31%, e con un 19% dei consulenti che lo farà entro il 2021, numeri del tutto simili a quelli relativi ai servizi di consulenza su crisi d’impresa.


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